Il parco di Cascina Vigna · albero 08 di 23

Faggio

Fagus sylvatica

Famiglia Fagaceae

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Albero elegante, imponente, di grande fascino. È originario dell'Europa centrale e meridionale.

Per i più piccoli ma non solo…

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Scheda dell'albero

Portamento

Può superare i 30 metri di altezza. Tronco eretto, ramoso; corteccia grigia, liscia con sottili increspature che la rendono simile alla pelle dei pachidermi. Chioma ampiamente globosa, densa.

Foglie

Decidue, semplici, ellittico-ovali, lunghe 5-10 cm con margine ondulato e finemente cigliato, specialmente da giovane, con corto picciolo, verde in estate, giallo ramato e bruno in autunno.

Fiori

Essendo monoica la pianta presenta fiori maschili e femminili. Fioritura in aprile-maggio, poco dopo lo sviluppo delle foglie.

Frutti

Sono chiamati "faggiòle" e si presentano come piccoli achéni a sezione triangolare, contenuti in una cupola che si apre in 4 valve ricoperte da brevi aculei non pungenti.

Caratteristiche

Una delle peculiarità essenziali del Faggio è il suo enorme potenziale di sviluppo con la capacità di continuare a crescere anche in età avanzata. Può vivere fino a 500 anni.

Le faggiòle sono molto appetite dagli animali selvatici e domestici, in particolare dai suiformi. Sono commestibili anche per l'uomo, ma soltanto dopo esser state tostate per eliminare la sostanza tossica che contengono da crude. Dopo la tostatura e la macinatura venivano usate come surrogato del caffè. Dalle faggiòle si ricava anche un olio commestibile di lunghissima conservazione e usato come cosmetico. Altre parti della pianta (foglie, gemme e corteccia) contengono proprietà terapeutiche.

Il legno è pregiato, duro, resistente, ma facilmente lavorabile e particolarmente adatto alla curvatura a vapore. È usato in falegnameria per mobili, sedie (in particolare le Thonet), scale, pavimenti e strumenti musicali.

Curiosità

Da secoli, intorno a questo albero maestoso si intrecciano leggende e racconti. Plinio parla di un tempio dedicato a Giove Fagutale che si trovava in un bosco sacro di faggi chiamato Locus Fagutalis.

La cultura celtica lo considerava albero sacro, perché si credeva che fra i suoi rami fosse custodita la conoscenza del mondo.

In tedesco faggio si dice buche da cui deriva book, libro, perché dalla corteccia si ricavava una sorta di carta e tavolette di legno di faggio proteggevano pagine di pergamena. Anche le rune celtiche (antichi simboli dell'alfabeto germanico usati a scopo divinatorio) erano incise su tavolette di faggio. Si dice che Guttenberg abbia scelto il legno di faggio per intagliare i primi caratteri tipografici.

In francese antico il faggio era chiamato fau o fou e dai suoi giovani rami erano ricavate fruste: ancor oggi, in piemontese, si usa il termine fouet per indicare un frustino o una frusta da cucina.

Un soprannome del Faggio è "albero degli occhi", perché sulla sua corteccia grigia e liscia si formano cicatrici quando i rami cadono e la corteccia si rigenera formando figure che ricordano la forma degli occhi, accentuata a volte da macchie biancastre causate dai licheni. Questa particolarità, nell'immaginario, conferisce al Faggio un aspetto di osservatore silenzioso. Si racconta che, in certi giorni d'autunno, se ci si appoggia con la schiena contro il tronco e si chiudono gli occhi, si possano sentire le voci degli antichi viandanti: amori perduti, canti dimenticati. Il Faggio conserva tutto, come una biblioteca vivente scolpita nel legno.

Tra i più antichi censiti in Piemonte: il faggio di Venasca.

La scheda originale

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Scheda illustrata: Faggio, con le foto: Sagoma autunnale, Sagoma invernale, Foglie, Corteccia
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